LO MONACO: “MI DIMETTO, CON LA PENNA SI AMMAZZANO LE PERSONE”

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Stamattina a Torre del Grifo, il direttore del Catania Pietro Lo Monaco ha parlato in conferenza stampa in presenza della stampa catanese.

Ecco le sue parole: “È stata chiesta chiarezza, io dico che c’è sempre stata ma si è preferito dar sempre spazio alle polemiche. Quando io ho lasciato il Catania nel maggio del 2012 la squadra era in Serie A, la società era solida e non aveva un euro di debiti. Sono tornato quattro anni dopo e ho ritrovato una situazione drammatica. Sapete bene quali sono stati i problemi, c’è stata senza alcun dubbio una cattiva gestione, un processo che ha portato ad un ‘fallimento’ che è stato di tutti. Nel carro sale chiunque, sia in caso di vittorie che soprattutto in caso di sconfitte, nessuna componente dev’essere esente.

Nonostante tutto ciò, il Catania in questi ultimi tre anni ha risanato un disavanzo di bilancio di meno 15 milioni a meno 4 milioni. Questa è la realtà, questo è il lavoro che è stato fatto. Il Catania in ha ricostruito tutto: una società, un settore giovanile che adesso produce giocatori che vanno a giocare in Serie A (riferimento a Pecorino, ndr.), una struttura come Torre del Grifo che continua ad essere invidiata da tutta Italia, che dovrebbe essere patrimonio di questa città.

È chiaro che siamo in difficoltà, come tutte le aziende, ma stiamo sopravvivendo. Ma noi esistiamo, il Catania è una realtà. Abbiamo la nostra dignità, e non meritiamo tutto il disfattismo che c’è intorno a questa squadra. Se vogliamo parlare di conti, la Reggina fa 100mila euro di incassi, noi da un mese ne facciamo 9-10 mila euro. Abbiamo a stento i soldi per rientrare nelle spese dell’organizzazione dell’evento. Ma la vergogna è chi, nonostante tutti i sacrifici che facciamo e abbiamo fatto, parla fallimento e viene avallato da qualcuno.

Io lo dissi tre anni fa e lo ribadisco ancora: non esiste rilancio senza risanamento. Ciò significa che il pensiero alla situazione debitoria sta alla base di tutto. Poi noi siamo riusciti comunque a costruire delle squadre che negli ultimi due anni hanno sfiorato la Serie B. Non esiste che si parli di fallimenti quando sono state disputate queste stagioni.

Per questi motivi, ed altri, quella di oggi è la mia ultima conferenza stampa da direttore generale del Catania perché ho deciso di rassegnare le mie dimissioni. Mi metto comunque a disposizione della società finché non verrà trovata una soluzione definitiva anche a questa situazione.

[In riferimento alla “Questione sicurezza”]

Dall’oggi al domani abbiamo ricevuto un messaggio di dimissioni dall’incarico. E non abbiamo detto nulla, ci siamo rimboccati le mani ed è stato fatto il possibile per mettere in piedi la partita. È stata una decisione che abbiamo subito, non che abbiamo voluto.

[Sul botta e risposta con il sindaco Pogliese]

Il Calcio Catania non ha fatto polemica con il sindaco: abbiamo semplicemente risposto ad un comunicato che a nostro avviso è stato inopportuno. Andavano chiariti diversi punti, perché il sindaco forse dimentica certi conti: oltre ai 1800 euro a partita per aprire l’impianto, il Catania paga tutte le spese che servono, fra pubblicità, manutenzione dell’impianto, manto erboso, gasolio e tutto il resto. Se aiuto si vuole dare, ci si deve venire incontro, e in questi anni nessuno lo ha fatto per questa società.

[Sul rapporto con la tifoseria]

Parte della storia del Catania sono io, che sono qua da 15 anni. Io sono tornato a Catania senza nessun interesse: c’ho rimesso salute e soldi. A me dispiace, perché la stragrande maggioranza delle persone di Catania è composta dai tifosi veri: quelli che io amo, che ho sempre difeso e per i quali mi sono sempre battuto.

Le colpe di questi tre anni? Sicuramente qualche scelta sbagliata a livello tecnico: non riconfermare Lucarelli, scegliere di prendere o vendere alcuni giocatori. Ricordo comunque a tutti che io mi sono sempre affiancato di direttori sportivi e tecnici in panchina. In ogni caso, se gente come Porcino, Semenzato, Bogdan, Marotta o altri vanno in Serie B e giocano titolari mentre qui erano brocchi ci sarà un motivo.”

Federico Fasone e Marcello Mazzari

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