A CHE GIOCO STIAMO GIOCANDO?

La disfatta di Monopoli – l’ennesima degli ultimi anni – ha gettato la maschera sulle fragilità di un Catania senza anima e senza corpo. Riduttivo lasciarsi andare ad una analisi meramente tecnico/tattica. Fondamentale, invece, risalire al movente, ovvero ad una società sull’orlo di un coma irreversibile. A poco servono le rassicurazioni arrivate dai vertici di Sigi nelle recenti conferenze stampa: il crowdfunding, i maltesi, i nuovi investitori locali, la campagna abbonamenti, l’obiettivo di costruire una squadra per la promozione in Serie B. Si abbandoni la strada dell’ottimismo e si faccia chiarezza una volta per tutte. Senza veli e senza remore.

Inutile, adesso, rivangare gli errori del passato. Inutile parlare di ciò che poteva essere fatto o di ciò che non doveva essere fatto. Il problema è che oggi il Catania ci è dentro fino al collo. L’iscrizione al campionato di Serie C non è un punto di arrivo, ma soltanto il punto di partenza di una strada piena di oneri difficili da sostenere. Mentre, nel frattempo, di eventuali nuovi investitori si conosce poco o nulla. Ne viene fuori un “navigare a vista” fondato su estemporaneità e improvvisazione. Ne viene fuori, tornando al campo, un Baldini costretto a ricostruire le macerie e far fronte ad un fuggi fuggi generale, trovandosi, per fare un esempio, costretto a far giocare dal primo minuto un Izco assolutamente in ritardo di condizione e fino a qualche settimana fa dato per fuori dal progetto tecnico rossazzurro.

Ma non è più tempo, adesso, dei giochi di prestigio. È tempo di mettere a nudo la realtà dei fatti, quantomeno per provare a navigare tutti nella stessa direzione senza equivoci e fraintedimenti.

Antonio Longo

Foto: centrosportivoinminiatura.it

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