Vendere o non vendere?

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Questo è il dilemma. In casa Catania dall’inizio dell’estate -e quindi delle vicende giudiziarie che hanno travolto squadra, città e tifosi – si continua a parlare di una tanto ipotetica quanto auspicata vendita della società Calcio Catania, ma a distanza di quasi due mesi, non si è registrato alcun reale movimento.

Lo stesso Pulvirenti, nel corso della sua ultima conferenza stampa, manifestava la volontà di vendere la società. Forse, però, l’idea dell’ex presidente pecca di superbia in quanto si era fatto riferimento ad una cifra non indifferente di 30 milioni, frutto della volontà di non scorporare, e quindi  di non vendere separatamente, il Calcio Catania dal centro polifunzionale di Torre del Grifo. In tal senso, un primo passo per rendere possibile la vendita della società è la scorporazione del centro di via Magenta, così da diminuire notevolmente la somma dovuta dal potenziale acquirente.

Un secondo problema che, a nostro avviso, fin qui rallenta le manovre di compravendita della società, è indubbiamente la posizione incerta e precaria della squadra per la prossima stagione. Chi comprerebbe una squadra il cui destino sportivo è un’incognita? E a che prezzo? Pur rischiando e volendo acquistare la società immediatamente, si andrebbe incontro ad un non indifferente rischio economico per costruire un team all’altezza del campionato da disputare. Quindi, forse sarà più facile poter avviare le trattative dopo la sentenza che si attende tra qualche giorno se non, addirittura, dopo il ricorso che dovrebbe proporre il Calcio Catania entro fine agosto.

In poco meno di due mesi sono girati moltissimi nomi interessati all’acquisto della società catanese. Principalmente due: Pietro Lo Monaco e una holding svizzera. Il primo, ex amministratore delegato a Catania, compare e scompare, forse più per voci di corridoio e di speranza tra i tifosi, che per un suo reale interesse, anche se si è sempre detto felice di poter tornare alle falde dell’Etna. La seconda sembrava la più determinata all’acquisto ma la trattativa, al momento, risulta molto complessa e possibile solo su un lungo termine.

Infine, un altro tassello alla delicata questione societaria, è quello inerente la cooperazione del Palazzo degli elefanti. Da sempre lontana dal mondo del pallone, la politica catanese oggi si impegna a fare da mediatore tra venditore e acquirente, ma al momento, senza successo. Infatti, nonostante voci, interviste e comunicati, tutto tace.

E così Catania si interroga: vendere o non vendere?

Giuseppe Mirabella

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