TERNI SNODO CRUCIALE

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Quella di domenica al Liberati contro la Ternana rischia di essere già una gara da “dentro o fuori” per il Catania di Andrea Camplone. Infatti, come sappiamo, in queste prime otto gare di campionato sono già arrivate ben tre sconfitte su quattro trasferte totali: solo all’esordio ad Avellino i rossazzurri non sono mancati all’appuntamento con i tre punti. Un “mal di trasferta” che oramai, dopo l’ultima sconfitta di misura al Granillo di Reggio, sembra diventato a tutti gli effetti una vera e propria maledizione. Proprio per questo, il match di domenica sarà un serio – e forse perentorio – banco di prova per Camplone e i suoi: ammesso che quest’anno la lotta per il campionato possa essere aperta a più squadre, con quattro sconfitte nelle prime otto giornate diventerebbe davvero difficile ipotizzare che il Catania – il quale a questo punto, tolto il Bari, avrebbe anche diversi scontri diretti in questo momento penalizzanti – possa competere fino in fondo per il primo posto. Infatti, va anche considerato che mediamente negli scorsi anni la squadra vincitrice del campionato non è andata oltre le quattro sconfitte (proprio quelle che ebbe il Lecce nella stagione 2017-2018 quando, per soli 4 punti, beffò gli etnei allora guidati da Cristiano Lucarelli). Per trovare una squadra che sia riuscita a far peggio, bisogna arrivare fino all’annata 2014-2015, quando la Salernitana, nonostante le sei ‘debacle’ avute nel corso del torneo, a maggio riuscì ad ottenere la promozione diretta con ben 80 punti; tempi diversi però, stagioni nelle quali in Serie C solo tre squadre per girone disputavano i playoff, e di conseguenza molte compagini arrivavano a fine campionato senza obiettivi.

Al Catania di Camplone domenica servirà quindi una concreta e definitiva scossa per invertire questo trend. È evidente che questo ‘malessere’ per le gare lontane dal “Massimino” riguardi più una questione mentale, di atteggiamenti e, soprattutto, di personalità, che altro. A livello tecnico-tattico, Camplone non chiede nulla di diverso ai suoi ragazzi: bisogna giocare a calcio. Il mister ex Perugia sin dall’inizio del ritiro ha preteso che la squadra lavorasse per avere una sua chiara ed evidente identità, un’attitudine che trascendesse dal fatto di giocare in casa o in trasferta. È palese poi che in Serie C in certe occasioni ci sia la necessità di disputare anche “partite sporche” dove bisogna lottare su ogni palla e dare qualcosa in più dell’avversario non solo sul piano del gioco o delle occasioni create: tuttavia, anche questo questo aspetto, deve vedersi sempre a prescindere da dove si giochi.
Se si vanno a confrontare i numeri dello scorso anno, fra l’altro, si nota subito come questo problema il Catania se lo porti dalla gestione Sottil. Anche la squadra dell’ex Livorno, pur essendo oramai parecchio diversa nei componenti, faticava a ripetere le prestazioni offerte al Massimino anche lontano da quest’ultimo. È allo spogliatoio che manca quindi quella sicurezza nei propri mezzi e quella “sana incoscienza” di avere la voglia di giocarsela sempre con tutte. E allora mister Camplone domenica pretenderà certezze e una prestazione da vera squadra, perché già adesso il Catania non può più sbagliare.

Marcello Mazzari

(Fonte foto: calciocatania.it)

 

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