È (FORSE) FINITA L’ERA DEL 4-3-3

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Sono varie le motivazioni che portano al cambio della guida tecnica di una squadra, ed altrettanto varie ed indefinite sono le conseguenze che si trascinano dietro, con cui bisogna fare principalmente i conti. La presentazione dell’ormai ex tecnico Andrea Camplone a Luglio, era stata accolta come un ritorno alle origini, un ritorno alla filosofia che tanto grande aveva fatto il Catania durante la lunga permanenza in Serie A, cioè uomo adatto a meglio inscenare quel 4-3-3 caro al DNA della squadra etnea. Da Marino a Maran, passando per la bella parentesi Montella e, quella meno fortunata con Atzori, tutti tecnici a cui fu affidata la gestione tecnica sul presupposto di questa ideologia e progetto tattico. Durante il precampionato si parlò di tanti aspetti legati alla scelta di tecnico ed affinità alle esigenze correlate al sistema di gioco, su tutte una campagna acquisti, a detta degli addetti ai lavori, a ciò mirata e funzionale, impostando, dunque, un’intera stagione su tali basi.

L’avvento di Lucarelli, in tal senso, segna un senso di forte discontinuità dalle premesse con cui si è iniziata la stagione in corso, avendo più volte fatto intendere di essere indirizzato a modificare l’assetto tattico improntandolo su una difesa a tre, oltre a due esterni alti ed un tridente, che potrebbe aversi sia con due esterni offensivi, sia con una sorta di rifinitore a supporto di due punte avanzate. Vero è che le condizioni rispetto a Luglio siano decisamente cambiate, vero è che nel caso un allenatore si reputi, per i più svariati motivi, non più adeguato a centrare l’obiettivo, è meglio intervenire quando la situazione è passibile d’essere ribaltata; tuttavia, è innegabile un deciso cambio di rotta circa l’aspetto tattico quando di mesi da quelle premesse ne sono passati solo tre. Le curiosità sorgono spontanee circa l’adattamento e l’adattabilità di una rosa pensata e costruita su un preciso progetto, e che d’improvviso ricomincia da zero.

Sotto la lente d’ingrandimento ci sarà in particolare il reparto arretrato, vero neo di questa prima parte di stagione, capace di offuscare ed annullare quanto di buono è stato fatto: in primis il tentativo d’adattare Biagianti come centrale, per meglio sviluppare la manovra già dalla difesa, poi il lavoro totalmente diverso a cui saranno chiamati i compagni di reparto, su tutti gli innesti estivi di Mbende e Saporetti, individuati come centrali di una difesa a quattro, ma che tuttavia hanno disatteso le aspettative, e che adesso saranno chiamati ad assestarsi in un nuovo sistema di gioco. In mezzo al campo, così come nel resto dei reparti, e al netto degli infortuni, la rosa offre numerose alternative sia per caratteristiche che per nomi, che daranno grosse gatte da pelare al tecnico toscano, il quale in questo secondo avvento a Catania è chiamato a treno in corsa a riuscire a trovare al più presto una quadratura di squadra, che al momento sembra ancora un vero e proprio cantiere aperto.

Gabriele Di Mauro

Fonte foto: calciocatania.it

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