RIGOLI SÌ O RIGOLI NO?

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È sempre la stessa storia. Quando sembra che il Catania sia finalmente pronto per il salto di qualità, ecco che invece arriva puntuale uno schiaffone. Proprio questo è successo in quel di Francavilla, laddove i rossazzurri non sono praticamente mai esistiti. Dunque inevitabilmente le critiche dei più sono state aspre, senza esimere da nessun giudizio colui che, fino a prova contraria, dovrebbe essere il condottiero della formazione etnea: Pino Rigoli.

Proprio il tecnico di Raccuja, infatti, è stato sempre posto sotto i riflettori e, poche volte, sono stati spesi complimenti nei suoi confronti. Eppure sapevano tutti che l’allenatore ex Akragas non fosse mai giunto prima d’ora in una piazza dove si respira aria di calcio per tutta la settimana, dotata di un bacino d’utenza meritevole di palcoscenici ben più importanti della Lega Pro. D’altronde lo stesso Rigoli si era presentato come un uomo pieno di voglia e di carica, ben consapevole della grande chance conferitagli.

Nonostante ciò, però, il Catania non decolla. È vero che, dopo un inizio abbastanza altalenante, la squadra dell’Elefante abbia raggiunto una più che discreta continuità, con quattro vittorie consecutive in casa ed ottenendo un punto in ogni trasferta, ma d’altra parte non si può neanche trascurare il ritorno a quella mediocrità mostrata nella gara di Francavilla, la stessa che ha ricordato performance a dir poco inquietanti, a cui purtroppo i tifosi rossazzurri si sono abituati negli ultimi anni.

Uno dei principi più antichi del calcio è sicuramente quello secondo cui la formazione che scende in campo non debba essere altro che il risultato del lavoro compiuto dal mister durante gli allenamenti in settimana, ma soprattutto il riflesso del carattere e dell’atteggiamento inculcato da quest’ultimo nella testa dei suoi giocatori. È innegabile che, come dichiarato pubblicamente più volte dagli stessi calciatori, la squadra si senta molto legata alla figura rappresentata da Rigoli, ma è anche vero come quest’ultimo, ormai giunti quasi a dicembre, non abbia saputo smentire tutti i dubbi rivolti verso la sua capacità di sostenere una situazione abbastanza difficile come quella di condurre una nobile decaduta, che cerca pronto riscatto, verso la risalita.

A tal riguardo, non sono passate inosservate le parole proferite dal mister subito dopo la sconfitta di domenica. Nell’occasione, infatti, Pino Rigoli ha affermato che la Virtus Francavilla, squadra da poco giunta nel calcio professionistico, avesse avuto maggiore fame rispetto al Catania, il cui blasone è riconosciuto in tutti gli ambienti calcistici del caso e che, soprattutto, è una squadra che mira a raggiungere quanto meno i play-off, oltre tutto gravata da una penalizzazione assai pesante.

Parole che si commentano da sole, ma il pensiero che sorge quasi automaticamente è uno solo: il Catania deve imparare ad imporsi, ma soprattutto è il suo allenatore che ha il compito di trasmettere questo credo ai suoi ragazzi. L’organico rossazzurro è fra i migliori della categoria, ma scrutando la classifica si può notare come, anche senza penalizzazione, gli etnei disterebbero comunque di diversi punti dalle prime della classe, le stesse che non sono riuscite a battere i siciliani negli scontri diretti finora disputati.

Questa squadra sembra che stia col freno a mano tirato, pronta ad ingolfarsi e a far fatica a ripartire. Soprattutto in trasferta, infatti, Biagianti e compagni hanno assunto un atteggiamento rinunciatario, accontentandosi di ciò che si presentasse e senza mai affondare il colpo che poi avrebbe fatto la differenza in classifica. Pino Rigoli, inoltre, non è ancora riuscito a dare segnali chiari e forti, volti a dare prova che la mano dell’allenatore sulla squadra sia in grado di stampare un’impronta di gioco ben precisa. Ad esempio, è stata contestata moltissimo la scelta di puntare all’improvviso su un Calil ormai sempre più fuori degli schemi, a vantaggio di un Di Grazia scoppiettante e prorompente, unica vera star dell’attacco rossazzurro. Ma soprattutto è stata criticata la scelta di non inserire un calciatore con le sue qualità subito dopo aver ottenuto la superiorità numerica per l’espulsione dello sfortunato Casadei, aspettando invece il 75′, quando ormai i compagni di squadra fossero già provati fisicamente ed atleticamente.

Serve un’inversione tendenza. Il Catania ha perso solo due volte fino ad ora, ma i punti che ha lasciato per strada sono già tanti. D’altronde le vittorie fuori dalle mura amiche non sono altro che il risultato della forza di una squadra che sappia adattarsi agli ambienti ostili e faccia valere la propria superiorità tecnica sul rettangolo verde di gioco.

La mentalità vincente dev’essere pane quotidiano per una squadra forte come il Catania. La sfida più importante per Rigoli è proprio quella di far comprendere ai suoi di essere una squadra che può giocarsela con tutti senza mai aver paura dell’avversario. Il tecnico deve giocare bene le carte che non ha ancora sfruttato, prima che sia troppo tardi. Arrivati a fine novembre, i tempi sono già maturi per farlo.

Federico Fasone

 

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