ADDIO 2019, SPERANDO CHE NON SIA L’ULTIMO…

L’ultimo dell’anno è sempre il giorno, o meglio il momento, dei bilanci. Una data in cui solitamente ognuno di noi, in qualsiasi ambito, tira le somme in vista del nuovo anno che sta per arrivare. Bilanci che solitamente possono essere positivi, negativi o, più spesso, una via di mezzo fra le due cose. Raramente capita che tutto possa andare bene, o viceversa, tutto male. Tuttavia, se dobbiamo affrontare l’argomento Calcio Catania, in merito ad un bilancio di quest’anno che sta concludersi, beh, purtroppo ci troviamo di fronte ad uno di quei pochi casi in cui il resoconto finale è completamente negativo.

Probabilmente, non occorre ricordare la situazione drammatica in cui versa la società etnea in questo preciso momento storico. A dir la verità però, non c’è stato un singolo momento di questo 2019 in cui si potesse essere contenti di questo Catania. Quei pochissimi e rari periodi di serenità – e ci limitiamo ai soli risultati in campo, visto che in merito alle “questioni extra”, a quanto pare le cose cambiano spesso in fretta – li abbiamo incrociati solo  “per sbaglio”, verrebbe da dire. E in ogni caso, sono stati sempre modici. Se infatti proviamo a riavvolgere il nastro di questi nefasti 365 giorni, purtroppo torneranno alla mente un’accozzaglia di brutti momenti.

A partire dallo scorso gennaio, in cui il Catania di Andrea Sottil – che veniva da un finale di 2018 in striscia positiva da cinque turni – alla ripresa post sosta perse subito contro il modesto Siracusa, in un derby che probabilmente segnò l’inizio della fine. Sì, perché da quel momento il comunque buon Catania che si vide nei primi mesi di quel campionato, sparì totalmente. Troppa confusione, troppa discontinuità di rendimento di tanti elementi. E così, a marzo, arrivammo al primo esonero del sopracitato tecnico, che pagò le dolorose sconfitte contro Trapani e Viterbese oltre ad una gestione del gruppo probabilmente troppo deficitaria. Vennero fuori tutti i malumori di uno spogliatoio che sicuramente ha avuto anch’esso delle colpe per il clima vissuto in questo 2019. La società decise quindi di chiamare in soccorso Walter Novellino, un allenatore esperto che probabilmente avrebbe dovuto “normalizzare” l’ambiente, portando idee semplici, fresche, ma soprattutto efficaci, per una rosa che sulla carta non aveva niente da invidiare alle dirette concorrenti. Tuttavia, dopo neanche tre mesi, purtroppo anche questo esperimento fallì. A nulla servirono le convincenti vittorie contro Catanzaro e soprattutto Juve Stabia che per qualche tempo ancora riaccesero le speranze di una possibile rincorsa al primato. Proprio dopo la vittoria contro i campani infatti, tempo una settimana e il Catania ricadde nella solita mediocrità: pesante sconfitta a Reggio Calabria, malumori interni e adesso anche “scenate” plateali in campo, leggasi i casi Marotta e Di Piazza. E così, ormai a fine campionato, a inizio giugno tornò Sottil, in un ambiente già surreale per il fatto stesso che la società avesse richiamato un tecnico che fino a qualche mese prima era stato messo da parte non senza polemiche. Oltre a tutto ciò, da quel momento in poi, silenzio stampa. Lo stesso silenzio che – un po’ per paura, un po’ per scaramanzia – ci accompagnò per tutti i playoff, sempre dinnanzi a una squadra che, tolta la convincente vittoria nel primo turno con la Reggina, continuò a non dare l’impressione di potercela fare. Due prestazioni risicate permisero di superare un Potenza che probabilmente meritava anche qualcosa in più, e solo la prodezza da centrocampo di Lodi al Massimino contro il Trapani regalò un’ultima, piccola, speranza di finale playoff al Catania. Ma fu tutto vano. La squadra che doveva fare l’impresa si presentò a Trapani impreparata, nervosa e come sempre, confusionaria. Aldilà di possibili o probabili errori arbitrali, fu assurdo chiudere una semifinale playoff con tre espulsi. I cugini granata meritarono ampiamente e andarono poi a conquistarsi una giusta Serie B. Da quel momento in poi, come ogni anno, gli animi iniziarono a raffreddarsi. Chi per mesi aveva volutamente allontanato le tanto invocate “componenti”, adesso richiamava all’ordine e all’unione, chiedendo ancora fiducia. E per l’ennesima volta, fiducia fu data: nonostante ex allenatori che non lesinavano polemiche, nonostante i misteri sulla gestione di alcuni giocatori, e soprattutto, nonostante un mercato inspiegabilmente bloccato per diverse settimane, mentre le altre squadre già programmavano e si rafforzavano in vista della stagione successiva, tutti eravamo dalla parte del Catania e della società.

Nello scetticismo generale, a luglio arrivò Andrea Camplone, che doveva riportare il tanto amato 4-3-3 di marca etnea. Venne data piena fiducia anche lui, così come a tutti gli elementi che hanno poi composto una rosa ritenuta “competitiva” dagli stessi che si sono occupati di formarla. Ancora una volta però, stavolta dopo neanche un mese, il giocattolo si è nuovamente rotto. E si è tornati a fare le solite battaglie: contro la tifoseria, contro la stampa, contro alcuni giocatori (leggasi “caso Biagianti-Bucolo” e “caso Marchese”). Confusione, problemi, polemiche, ma soprattutto, tanti errori. E in tutto questo trambusto, mai nessuno ha fatto il bene del Catania. Fra un casino e l’altro, ovviamente a pagare è stato ancora una volta il tecnico, – sicuramente non esente da colpe ma senza essere affatto l’unica causa – e così anche Camplone, dopo il vergognoso 5-0 contro la Vibonese (una macchia che difficilmente verrà mai cancellata) a fine ottobre è stato esonerato. Destino ha voluto che fosse il momento del di Cristiano Lucarelli, uno dei pochi “amici” rimasti ancora legati al Catania e alla sua gente. Forse l’unica vera nota lieta di questo terribile anno: un uomo che ha accettato una situazione disastrosa e autodistruttiva solo per amor della maglia. Il problema poi, è che neanche CL99 può riuscire a fare i miracoli. E la situazione è quella che conosciamo, è storia recente: un girone d’andata concluso con un triste settimo posto e soli 28 punti conquistati, a ventuno lunghezze da una vetta irraggiungibile. C’è anche la semifinale di Coppa Italia Serie C è vero, ma cosa ne sarà del Catania fra qualche settimana?

Sì, perché, come purtroppo tutti sappiamo, ad oggi l’interrogativo più grande è questo. Forse il campo, paradossalmente, è ormai l’ultimo pensiero. La società non sta più in piedi, il fallimento sembra dietro l’angolo. Purtroppo sono questi i temi di cui dobbiamo occuparci, le questioni che per un anno abbiamo avuto trattare in assenza di chiarezza su certe situazioni.  E allora, la speranza che vogliamo avere per questo 2020, l’augurio, il buon proposito, o chiamatelo come meglio credete, è proprio quello di poterla vivere ancora questa squadra. Nonostante tutto, aldilà della società, dei giocatori, della categoria, che sia un 2020 sereno, per una volta. Un 2020 dove la priorità venga data alle cose importanti, non alle polemiche, non alle guerre, perché questo è stato un anno dal quale fra qualche ora usciremo tutti sconfitti. E allora iniziamo a pensare a l’unica cosa che conta davvero: quel Catania che tanto amiamo e che non deve assolutamente scomparire.

Marcello Mazzari

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