NELL’INFERNO DELLA C

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È sempre stata una categoria difficile, lunga, imprevedibile e maledetta. La Serie C è per eccellenza il campionato in cui le grandi squadre con una tradizione importante fanno fatica in qualsivoglia campo di gioco, dove i testacoda spesso hanno come vincitrice la rosa più debole e sfavorita, ma è anche la categoria delle provinciali che dal nulla riescono a scrivere importanti pagine di storia fino a raggiungere le serie maggiori.

Il Catania, alla quarta stagione di fila in terza serie, con un obiettivo – la Serie B – sfumato lo scorso anno e dichiarato da inizio stagione come unica meta, stenta a decollare, ovvero alterna prestazioni d’altissimo valore e qualità in campo, a disfatte clamorose. In ordine cronologico la sconfitta di Bisceglie per 1-0 in trasferta non ha più scusanti e alibi. Se la battuta d’arresto di Potenza era la prima stagionale, dalla quale ripartire con un approccio diverso lontano dalle mura amiche, e se la sconfitta interna per 0-2 contro il Catanzaro aveva fatto preoccupare al punto di accantonare il 3-5-2 perché inadatto al gioco dell’Elefante, Bisceglie è stata una vera e propria disfatta senza avvisaglie. Infatti, il Catania era in netta crescita, al punto che la partita di Sassuolo, giocata solo quattro giorni prima di quella in terra pugliese aveva fatto ben sperare l’ambiente sulla effettiva maturazione di un gruppo già ben consolidato. Invece aldilà dell’errore grave, nella prima frazione di gioco, di Matteo Pisseri, al seguito del quale il Catania subiva il gol che si sarebbe rivelato fatale, la non reazione della squadra senza una impronta di gioco ed un accento di agonismo lascia l’ambiente esterrefatto.

L’abito da Serie C, col quale mister Sottil durante le dichiarazioni pre-gara aveva consigliato al Catania di indossare per calarsi nella realtà della terza serie e per non rispecchiarsi nella eccelsa prestazione di Reggio Emilia, si è mostrato ancora una volta stretto e logoro ai rossazzurri. Un vestito che il Catania indossa alla rovescia e non riesce più a sfilare per ritrovare il verso giusto.

La dura contestazione avvenuta a fine gara da parte dei tifosi etnei, giunti in più di cento fino a Bisceglie, non deve passare inosservata perché probabilmente non si può e non si deve più sbagliare alcuna partita. Il distacco dalla Juve Stabia capolista è ora consistente e grave: 11 punti e una sensazione che così non si sia da primo posto.

La prima opportunità per dimenticare al più presto Bisceglie sarà già mercoledì al “Massimino” contro la Virtus Francavilla. Cambiare modulo, cambiare interpreti, cambiare atteggiamento sono gli aspetti principali per tornare a vincere e convincere.

(Fonte foto: calciocatania.it)

Ugo Zinna

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