CATANIA, RIMPIANTO RIGOLI?

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L’imponderabile è avvenuto. Se qualcuno, magari proprio l’ex tecnico rossazzurro Pino Rigoli, ci avesse detto, soprattutto dopo la sconfitta di Agrigento, la quale segnò la fine del suo incarico sulla panchina del Catania, che il suo operato sarebbe stato rivalutato così in fretta, probabilmente sarebbe stato additato come folle; e, invece, eccoci qui, a commentare la quinta sconfitta consecutiva, la quarta in quattro incontri della gestione Pulvirenti, che va sommata all’inqualificabile K.O interno contro il Melfi, causa delle dimissioni di Mario Petrone. La squadra è allo sbando, manca di fervore agonistico e non da nessun segnale di ripresa. L’ultima gara ne è stata l’ulteriore riprova, quando , dopo essere riusciti a dimezzare lo svantaggiato, racimolato ancora una volta grazie alle incertezze di una difesa irriconoscibile rispetto all’imperforabile fortino di inizio campionato, la reazione rabbiosa che ci si poteva attendere è arrivata solo nel finale di gara, con i buoi abbondantemente scappati dalla stalla. Seppur sia vero che la fortuna non stia arridendo a questo gruppo, vedasi i due legni colpiti proprio a Catanzaro da Pozzebon prima e Di Grazia poi, bisogna anche essere artefici della propria sorte, e questo gruppo sembra invece accogliere gli avvenimenti come una barca alla deriva. Il cambio di guida tecnica, giunto a furor di popolo visti i primi presagi di scarsa motivazione dei giocatori etnei, non solo non ha dato alcun riscontro positivo, ma anzi ha fatto precipitare la situazione.

Alla squadra incostante e sprecona che ha caratterizzato la gestione Rigoli, che però almeno tra le mura del “Massimino” era diventata un’armata invincibile, è subentrata un’accozzaglia di signori, che di calciatori hanno sempre meno, più confusi che motivati dai continui cambi di linea tecnica delle ultime settimane. Data l’oramai evidente incapacità dell’inesperto Pulvirenti, al quale non si possono però dare troppe colpe di un fiasco ampiamente preventivabile, di cambiare questo trend pericoloso anche in chiave play-out, e considerando anche che il campionato è agli sgoccioli, l’unica possibilità vagamente sensata potrebbe essere quella di richiamare proprio Rigoli. Questa eventualità, a dire il vero, si vocifera da settimane, sin dalla sconfitta di Lecce e ancor di più dopo la gara casalinga col Foggia, ma ora che sembra impossibile non richiamarlo, la palla passa in mano allo stesso tecnico di Raccuja. Come può una società che lo ha esonerato rescindendogli il contratto convincerlo a rimettersi in gioco, peraltro affrontando una crisi nerissima di 5 sconfitte consecutive? L’unico  argomento che eventualmente possa portare il tecnico ex Akragas ad accettare di mettersi nei guai con le proprie stesse mani,  potrebbe essere il sentimento di rivincita, data la possibilità di farsi idolatrare da quella stessa piazza che lo ha scacciato malamente.

Una sola cosa è certa, se qualcuno lo avesse preannunciato dopo la vittoria di Messina, con il Catania al sesto posto ed in procinto di ospitare il Melfi fanalino di coda, avrebbe causato nella migliore delle ipotesi grosse, grasse, risate.

Claudio Maggio

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