DOPO LA SVOLTA… LO SCHIANTO!

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Per chi si era ormai convinto, dopo la vittoria di Messina, che il problema fosse l’ex mister Pino Rigoli e che con l’arrivo di Petrone si potesse puntare in alto, purtroppo, quello di oggi è stato un brutto risveglio.

Catania-Melfi, occasione ghiotta contro l’allora fanalino di coda del girone per dare continuità e slancio alla volata play-off, è stata una delle peggiori gare disputate da una compagine rossazzurra di sempre. Squadra scialba, inconcludente, a tratti anche indisponente e distratta, che ha approcciato male la gara facendosi travolgere da degli avversari, benché inferiori sul piano tecnico, ben più motivati.

Il Melfi, non potendo certo proporre trame di gioco troppo sofisticate, ha provato a metterla sul piano della grinta e della condizione atletica e vi è riuscito perfettamente, spazzando i padroni di casa dal campo. Emblematica, a tal proposito, la standing ovation dedicata proprio ai lucani al momento del raddoppio, con il pubblico del “Massimino” positivamente colpito da quell’atteggiamento che tanto vorrebbe riscontrare nei propri calciatori. Ciò avviene così raramente da risultare una lieta eccezione, anziché essere la prassi per una formazione che potrebbe fare tanto, ma si perde sempre in un bicchier d’acqua.

Spesso si è creduto, dopo una vittoria o una prestazione convincente, di essere giunti alla svolta, al raggiungimento di quella maturità necessaria per raggiungere obiettivi degni della piazza, dovendosi poi ricredere subito dopo. Forse è giunto il momento per tutti di rassegnarsi a un’evidenza tanto spiacevole quanto inconfutabile: il Catania edizione 2016/17 è e sarà probabilmente un’eterna incompiuta, capace di belle partite, di grandi imprese, ma anche di tonfi assordanti, tra i quali bisogna annoverare questo inatteso k.o., il primo dallo 0-1 contro i cugini dell’Akragas.

Altro dato ormai evidente, seppur tutti fossimo d’accordo sull’apparente necessità di cambiare guida tecnica, è il fatto che il gruppo abbia reagito negativamente al cambio di allenatore, che ha dato, non solo per demeriti del neoarrivato sia ben chiaro, più confusione tattica che nuovi stimoli. Il Catania ha infatti, nelle tre partite finora disputate sotto la nuova gestione, cambiato almeno 5 moduli, passando dal 4-2-3-1, al 3-5-2, al 4-4-2, al 4-3-3 per arrivare a quell’accozzaglia di attaccanti del secondo tempo dell’ultima sconfitta, con Barisic, Mazzarani, Pozzebon, Russotto, Tavares e Di Grazia tutti in campo più a pestarsi i piedi che a dialogare tra loro.

Ora, per salvare il salvabile, dato che il Catania è ancora decimo e quindi nella vastissima zona play-off di quest’anno, bisogna ridare certezze a un gruppo che ne ha già poche caratteriali e non può prescindere anche da quelle tattiche. In alternativa, la zona play-out dista 12 punti, salvarsi non dovrebbe essere impossibile.

(Fonte foto: calciocatania.it)

Claudio Maggio

 

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