CERCHI SIRACUSA-CATANIA, TROVI GUERRIGLIA

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Dovrebbe essere sport. Dovrebbe essere festa. E invece diventa guerriglia. Troppo spesso, nelle ultime occasioni. È stato questo il leitmotiv degli ultimi Siracusa-Catania, tra campionato e coppa Italia. Tutto cominciò nell’estate 2016, quando il match valido per la coppa Italia Lega Pro finì agli archivi più per il bollettino di guerra annesso e connesso che per le prodezze balistiche dei ventidue in campo. Assalto al pullman del Catania, lancio di oggetti e petardi verso i tifosi ospiti, invasioni di campo contenute con un po’ troppa leggerezza dagli steward designati. Un episodio da cancellare, da non ripetere più. E, invece, pronti via, appena tre mesi dopo lo scenario è sempre lo stesso. Fin dal prologo, con i giocatori etnei aggrediti in campo e minacciati dagli ultras siracusani durante la consueta ricognizione prima della gara. Da segnalare, ancora una volta, la presenza/assenza di un servizio d’ordine inadeguato. Fatti che indussero il giudice sportivo a “punire” la società di casa con un’ammenda, con l’ennesimo auspicio che potesse trattarsi dell’ultima volta. E invece no. Non c’è due senza tre. Nuova stagione, vecchia storia. Chi pensava che il veto di trasferta sui supporters catanesi potesse essere l’antidoto per prevenire disordini nel match di Sabato, si sbagliava di grosso. Lo sa bene il portiere rossazzurro Pisseri che dalla curva siracusana si è visto lanciare di tutto, a tal punto da costringere il direttore di gara a sospendere temporaneamente l’incontro.

Mentre quella appena elencata è la cronaca, risulta alquanto complicato trarre un commento. Plausibile reclamare una punizione esemplare per la curva biancazzurra, anche se bisogna sempre fare attenzione a non fare di tutta l’erba un fascio. Ma il problema di fondo resta la mentalità. Il vero perdente di Sabato sera è lo sport siciliano, i suoi propositi di crescita e il suo desiderio di proporsi come modello etico. Ciò che invece rimane è senza dubbio l’amaro in bocca di chi è ancora costretto ad assistere a certi episodi. Con la speranza – l’ennesima – che sia ancora una volta l’ultima volta.

(Fonte foto: calciocatania.it)

Antonio Longo

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