I SOLITI ERRORI DIFENSIVI, IL SOLITO CATANIA SENZA TESTA

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Dopo il raggiungimento della provvidenziale salvezza matematica, ottenuta non per meriti propri quanto grazie alla sconfitta dei cugini di Agrigento, il Catania si ritrova ad un bivio, l’ennesimo di una stagione più irregolare di un percorso sulle montagne russe: dare spazio ai giovani, come fatto a Monopoli con scarsi risultati, considerando quest’annata conclusa e priva di obiettivi, o proseguire, forse anche cocciutamente nella rincorsa play-off?

A giudicare dalle parole dell’amministratore delegato Pietro Lo Monaco, il quale si è da sempre mostrato come persona testarda fino quasi all’inverosimile, dote che è stata non indifferente nella sua carriera da dirigente, la società rossazzurra crede ancora alla rincorsa, disperata viste le condizioni di salute mentale e fisica del gruppo.

Pur dovendo considerare tale obiettivo quantomeno improbabile, trovandosi a tre punti dal Fondi e a due dall’Andria a sole due giornate dalla fine, cosa può portare i rossazzurri di mister Pulvirenti, quantomeno a finire dignitosamente la stagione, interrompendo la serie di sconfitte in corso? Tale risposta va ritrovata nelle caratteristiche che avevano caratterizzato i periodi meno tetri del campionato etneo, sperando che il ritiro punitivo abbia risvegliato gli istinti agonistici e di orgoglio ormai sopiti da tempo.

Il Catania, non avendo mai risolto i problemi in fase realizzativa e di sviluppo del gioco, definibili ormai cronici e irrisolvibili a due gare dal termine, si era aggrappato ad una solidità difensiva invidiabile, la quale aveva portato i ragazzi allora allenati da Rigoli ad essere, numeri alla mano, di gran lunga la migliore difesa della categoria. Tale solidità difensiva, certamente non agevolata dai tanti infortuni, primo fra tutti quello di Bergamelli, sembra un ricordo lontano, visti i continui problemi e i ripetuti svarioni, in particolar modo su palla inattiva, momento della gara che negli allenamenti settimanali dovrebbe essere analizzato e programmato fino allo sfinimento.

Perciò non è pensabile, a meno di voler additare Pulvirenti di follia, che lo staff tecnico non si sia già da tempo accorto di questa triste coincidenza, che sta causando praticamente tutte le ultime sconfitte rossazzurre. È più probabile, e la società indicendo il ritiro punitivo di questa settimana sembra vertere verso questa ipotesi, che la causa di tutti questi gol subiti non sia una sopravvenuta incapacità di marcare il proprio avversario diretto, specie in giocatori dell’esperienza di Giovanni Marchese, ma piuttosto una condizione mentale, che definire bassa è un eufemismo, la quale porta a cali di attenzione imperdonabili.

Chissà che il derby contro il Siracusa, anche grazie al raggiungimento della salvezza diretta, risultato che sembrava sempre più sfuggire nelle ultime settimane, possa essere l’occasione per una reazione emotiva della retroguardia, base dei successi di metà stagione, senza cui il Catania di quest’anno non è in grado di vincere contro chi che sia.

(Fonte foto: calciocatania.it)

Claudio Maggio

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