“COLPO DI MANO” NEL CALCIO: CATANIA RIALZATI ANCORA

Sta succedendo qualcosa di mai visto. La gravità della situazione, probabilmente, non è chiara a tutti. I valori dello sport sono inficiati da conclusioni arbitrarie che hanno poco a che fare con le regole. Anzi sono proprio queste soluzioni a dir poco discutibili che annegano i principi del diritto in un mare magnum di ingiustizia.

Cos’è accaduto? Semplicemente qualcosa di inconcepibile. Parliamo di espedienti che, verificandosi tutti i giorni, rientrano nella sfera dell’ordinario. Perché questa società va sempre più a rotoli e si è capaci solamente di lamentarsi, magari dietro una piattaforma social, senza prendere iniziative più concrete e senza esporsi in prima persona. Manca il coraggio di prendere delle scelte e di portarle avanti, anche se quando si confida nella giustizia ed è naturale sentirsi nel lecito, non si dovrebbe aver paura di niente e di nessuno.

A differenza degli altri, proprio in questo modo si è comportato Pietro Lo Monaco nella giornata di ieri. Il direttore ha mostrato di avere “due palle quadrate“, mettendoci la faccia e contestando un sistema che mira a fregarsene delle regole, anzi le aggira e, se del caso, le viola pure. È questo che ha fatto allarmare il Catania che, stando a come si siano messe le cose, evidentemente si aspettava di dover affrontare situazioni che vanno al di là di ogni logica.

È accaduto qualcosa d’incredibile, dicevamo. Partendo dalla volontà della Lega B di una serie cadetta formata da sole 19 squadre, operando una drastica riduzione del numero delle partecipanti in modo da aumentare le possibilità di promozione e da consentire la divisione dei diritti su scala minore. Non solo, perché la stessa Lega, emettendo un comunicato ufficiale col quale ha individuato nella giornata di lunedì 13 agosto la stesura dei calendari, ha anche scavalcato un organo superiore, qual è la Figc, che non ha ancora preso alcuna posizione ufficiale. O meglio, in realtà la volontà della Federazione è stata espressa lo scorso venerdì 3 agosto, quando dopo una diatriba con la stessa Lega B, ha dichiarato che il format sarebbe stato di 22 squadre senza alcuna possibilità di compiere riduzioni che sarebbero risultate ai limiti della discrezionalità.

Adesso il problema è più ampio, perché sembra che il format finale possa essere comunque di 22 squadre, sempre per volontà del commissario Fabbricini, anche se c’è un altro fatto che forse non ha ottenuto particolare attenzione, ma che veramente presenta un’importanza fondamentale per l’epilogo di questa vicenda: nella serata di ieri, infatti, il CONI ha sospeso la sentenza del CAF che dava ragione al Novara ed ha fissato l’udienza per la trattazione dei ricorsi di Ternana, Siena e Pro Vercelli innanzi al Collegio di Garanzia. Ciò significa che la sentenza che ammetteva al ripescaggio Novara (e per riflesso Catania e Siena), per il momento non ha più efficacia fino a che non venga nuovamente trattata nel mese di settembre di fronte all’organo interpellato. Ma la cosa che fa storcere il naso più di tutte le altre, è che questa decisione sia stata assunta senza alcuna udienza e senza neanche dare ascolto alle parti in causa, quindi in maniera del tutto autonoma.

Insomma, il Catania in questi precisi istanti non è più ripescabile proprio a causa di quanto appena raccontato, che ha comportato il venir meno dell’efficacia di quel provvedimento che legittima i rossazzurri a concorrere nella graduatoria dei ripescaggi per la Serie B. L’unica possibilità per il momento è quella di invocare il blocco dei campionati con l’emissione di un decreto di urgenza da parte del TAR del Lazio, in attesa dell’udienza di settembre.

Una rabbia strabordante che si mischia ad un danno enorme per la società etnea. Dopo aver sostenuto considerevoli pagamenti per assicurare la certa iscrizione in Serie C e l’eventuale in B, dovendo anche sospendere il proprio mercato per una necessaria programmazione variabile in base al campionato di appartenenza, prevedendo dei contratti a certi termini a seconda di quale fosse la categoria di appartenenza perché logica imponeva di strutturare in questa maniera il proprio operato, adesso si trova a subire un “colpo di mano” improvviso che getta nell’indignazione chiunque creda nella certezza del diritto e nell’applicabilità delle norme. Non va dimenticato, infatti, che ci sia un regolamento scritto a parlare chiaro. A tal proposito, va ricordato quanto sancito dall’art. 50 NOIF, al comma 2: “La delibera con la quale viene modificato l’ordinamento dei Campionati entra in vigore a partire
dalla seconda stagione successiva a quella della sua adozione e non può subire a sua volta modifiche se non dopo che sia entrata in vigore“. Ciò impone di pensare, quindi, che la Lega Serie B abbia navigato contro questa norma, la stessa che invece la Figc non può assolutamente permettersi di trascurare.

Il caos, perciò, è totale. Si attende di conoscere la posizione ufficiale della Federazione in merito a questa vicenda. Qualora però dovesse essere confermato il numero di 22 squadre (come la legge ed anche gli accordi con l’emittente DAZN impongono), ma con l’estromissione, fra le altre, del Catania, si assisterebbe ad una pagina del calcio molto e persino fin troppo amara.

È un pallone sempre più tristemente sgonfio. Ciò che importa adesso è non mollare di un centimetro e lottare perché vengano riconosciuti i propri diritti, facendo valere le proprie ragioni e combattendo nelle sedi opportune per ciò che sia realmente giusto. Catania, non darti per sconfitto e rialzati ancora una volta.

Federico Fasone

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