CATANIA, LA QUESTIONE STIPENDI

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“Il Catania riconosce gli stipendi ai calciatori ogni due mesi. Tutto ciò in linea con le normative federali in merito di stipendi e pagamenti. Nessun timore, quindi, di ulteriori penalizzazioni a campionato in corso.”

Se la situazione è stata chiarita direttamente dalle parole emesse in conferenza stampa dal direttore generale rossazzurro Pippo Bonanno, allora si può tirare un sospiro di sollievo.

Non a caso, si respirava aria pesante fino a qualche tempo fa a Torre del Grifo: ci sono stati dei tagli di personale effettuati dalla proprietà nei confronti di impiegati e addetti ai lavori. Tutto ciò, inoltre, è andato a pesare sulla squadra già dalla passata stagione. Il Catania, infatti, nello scorso novembre è stato sanzionato con due punti di penalizzazione dagli Organi Federali per non aver documentato l’avvenuto deposito della fideiussione bancaria a prima richiesta dell’importo di 600 mila euro nei termini stabiliti, nonché per non aver documentato l’avvenuto pagamento delle ritenute Irpef relative agli emolumenti dovuti fino al mese di aprile 2015 ai propri tesserati.

Alla luce di ciò, i malpensanti avevano sostenuto che, proprio questi pagamenti effettuati in ritardo, potessero essere la ragione per cui le prestazioni del Catania nella scorsa stagione fossero a dir poco deludenti. Voci che, addirittura, si erano riproposte negli ultimi tempi per far luce riguardo l’“oscuro motivo” della regressione fisico-mentale degli etnei nell’attuale campionato di Lega Pro.
Ma, a quanto pare, sono le stesse normative federali a dettare tempi e modalità di pagamento dei tesserati. Quindi tutto smentito: la tranquillità dello spogliatoio non dovrebbe essere inficiata da alcuna circostanza esterna al fattore campo.

Dunque ombre e timori riguardo nuove possibili penalizzazioni, almeno per ora, vengono meno. Persistono, invece, i dubbi sulla flessione dei rossazzurri in campionato. Ci si chiede quale meccanismo mentale sia scattato nella testa dei giocatori, prima lucidi ed agguerriti, poi spenti ed impauriti. La questione stipendi però, almeno in tal senso, non sembra sussistere.

Federico Fasone

 

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