TIFOSI E GIOCATORI: DA DOVE RIPARTIRE?

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Vedere la prima e l’ultima partita del Catania è un paradosso. All’inizio della stagione, nonostante la seconda retrocessione consecutiva e i punti di penalizzazione, le tribune del “Massimino” erano colme di appassionati. Nel corso delle prime giornate sono state sfiorate cifre da record con circa 12mila supporters. La situazione, però, è man mano peggiorata, fino a portare allo stadio poche migliaia di persone in occasione dell’ultima partita contro la Fidelis Andria.

I tifosi, da tre anni a questa parte, hanno preso una chiara posizione contraria alla dirigenza e – in particolare – a Pulvirenti, ancora proprietario della società Calcio Catania. Dall’ultimo campionato di Serie A, ogni occasione è stata buona per esprimere dissenso e incompatibilità tra la società e i tifosi, ma questi ultimi non hanno mai fatto mancare il proprio sostegno alla squadra, seppur diffidenti dei singoli giocatori. “Amiamo solo la maglia” è stato e continua ad essere lo slogan favorito dal pubblico catanese ma, nonostante il distacco creatosi negli ultimi anni, i tornelli del “Massimino” sono stati varcati da migliaia e migliaia di tifosi sia in Serie B che in Lega Pro.

Ma cosa ha portato all’allontanamento dei tifosi dalla squadra negli ultimi mesi del campionato appena concluso? Sicuramente la scelta dei tifosi di disertare lo stadio deriva dall’impressione che gli stessi giocatori hanno dato alla piazza. Giocatori che dopo una sconfitta o dopo una pessima prestazione non erano (almeno apparentemente) delusi o che rispondono tutt’ora con ironia ai commenti dei tifosi sui social, creando una frattura già difficile da riparare di per sé.

A prescindere dal cambio societario, dai pacchetti di maggioranza e dagli acquirenti, si dovrà ripartire dal legame che per anni i calciatori hanno avuto con la tifoseria. Tutti i “Catania” storici, di promozioni o imprese “eroiche” godevano dell’aiuto di un “Cibali” sempre stracolmo e caldissimo: per riscrivere la storia è necessario ricreare questo ambiente e compattarsi per una causa comune.

Giuseppe Mirabella 

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