CATANIA, LE “ISTITUZIONI” CHE FINE HANNO FATTO?

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Il significato di chiamare una squadra con lo stesso nome della città cui appartiene è legato alla voglia di compattare l’ambiente e fare in modo che tutti i cittadini possano sentire propria quella compagine. Al tempo stesso, però, è un “dovere” delle istituzioni di qualsiasi città impegnarsi per la salvaguardia delle sorti dei club e delle società sportive appartenenti al territorio.

Da questo quadro generale, però, si è distaccato il Comune di Catania e tutta l’amministrazione che, dinnanzi a una vera e propria caduta libera del Calcio Catania, declama una politica partecipativa e di controllo ma, in realtà, trascura il Catania e i catanesi. Quando, lo scorso giugno, scoppiò il “caso Catania” che portò alla retrocessione d’ufficio e alla pesante penalizzazione – oltre che un grave disonore per tutta la città – il sindaco Bianco aveva giurato impegno assoluto per la gestione della situazione. In particolare, il primo cittadino si era dichiarato mediatore per la cessione della società. Infatti, era proprio nelle aule comunali che si sarebbero dovuti tenere i vari incontri chiarificatori sulle trattative che avrebbero portato Pulvirenti a vendere l’intero pacchetto di maggioranza. Molte furono le voci (solo ipotetiche!) d’interesse di imprenditori argentini piuttosto che di una holding svizzera e così via, ma di fatto la proprietà del Calcio Catania è ancora nelle mani del signor Pulvirenti.

Il mancato trasferimento della proprietà non fa che peggiorare la situazione societaria: con la nuova inchiesta che ha investito il patron etneo qualche settimana fa (leggasi Windjet), si è diffuso il fondato timore che la prossima stagione la squadra rossazzurra potrebbe non militare tra i professionisti e andare incontro ad un fallimento per ripartire dalla Lega Nazionale Dilettanti così come accaduto al Parma. Ma anche di fronte a questo concreto pericolo l’amministrazione comunale è stata inerme e, anzi, non si è pronunziata in alcun senso. Ancora una volta, quindi, Bianco e i suoi collaboratori, hanno dimostrato di non avere a cuore le sorti del Catania e, di riflesso, di Catania. Perché qui il calcio è parte fondamentale della società e la società dev’essere “curata” anche dalla classe politica.

Giuseppe Mirabella

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