CATANIA, CHE BRUTTO REGALO…

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Avrebbe potuto essere la definitiva prova di maturità. Si sarebbe potuta dimostrare la competitività di questo gruppo ai massimi livelli della categoria. Sarebbe stata l’occasione per passare il weekend natalizio con l’ottimismo di chi crede fermamente nel raggiungimento degli obiettivi. Avrebbe potuto… e invece il Catania torna dalla trasferta di Castellammare con le ossa rotte.

Quattro i sonori “schiaffoni” ricevuti dalla migliore difesa, fino ad allora, di tutti i campionati professionistici europei, sembrata impotente di fronte alle rapide manovre delle “vespe”, pungenti come non mai. Una lieve attenuante può essere concessa dall’assenza del leader della retroguardia rossazzurra, quel Bergamelli che è stato finora una delle poche certezze su cui si basa questa squadra. Perciò la sua esclusione risulta a dir poco sorprendente, ma a salvare la scelta di Pino Rigoli vi sono le non eccelse condizioni del difensore, tenuto fuori dagli ultimi allenamenti settimanali a causa di qualche acciacco fisico.

Nonostante ciò, non è ammissibile perdere una gara così importante praticamente senza mai dare l’impressione di essere scesi in campo. Dopo soli 30’, creando solo una seppur ottima occasione con Mazzarani, unica interruzione al monologo stabiese, la gara si era già conclusa, e poco contano le pur giuste recriminazioni riguardo l’operato dell’arbitro (che inventa di sana pianta il rigore del 3 a 0 che chiude la prima frazione). Inoltre colpisce come i primi due gol con cui Izzillo stordisce gli ospiti, sembrino l’uno il replay dell’altro, con il centrocampista campano libero di insinuarsi fino al limite dell’area, di bersi un caffè e freddare il povero Pisseri, purtroppo non in vena di miracoli prefestivi.

Per chi abbia visto anche pochi video delle gare disputate dalla Juve Stabia in questa stagione, sarà facile riconoscere in questi tagli profondi delle mezzali uno dei diktat principali dell’ottimo Fontana, allenatore dei gialloneri, che ha sovrastato il collega nel confronto tattico. Dal match della prima giornata, vinto dal Catania per 3 a 1, la guida tecnica delle vespe è riuscita a dare una chiara impronta di gioco alla sua squadra, che ha infatti il secondo migliore attacco della categoria; Rigoli, purtroppo, non è riuscito a fare altrettanto e, sebbene nell’ultimo periodo ci sia stata una sequenza di risultati positivi, essi non sono mai stati frutto di un gioco limpido da parte dei rossazzurri, ma piuttosto di una solidità difensiva assoluta, sommata alle invenzioni del giocatore più ispirato in quel momento. Se anche questa capacità di “non prenderle” viene meno, ecco che il Catania prende le sembianze di una vittima sacrificale alla mercè degli avversari.

Non resta che sperare di poter archiviare questo brutto tonfo come un caso isolato, con un Catania troppo brutto per essere vero e, inoltre, augurarsi che serva anche ad evidenziare, qualora ve ne fosse bisogno, come questa rosa abbia bisogno di un aiuto dal mercato di riparazione, senza il quale non sembra essere in grado di vedersela con l’élite della categoria, stesso gruppo di squadre con cui, però, i ragazzi di Pino Rigoli dovranno giocarsi le chance di promozione.

La strada è ancora lunga e va percorsa senza perdere ulteriore tempo rispetto le antagoniste. Bisogna ripartire subito.

Claudio Maggio

 

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