PULVIRENTI: “CHIEDO SCUSA, LA MIA IDEA È TORNARE IN SERIE A”

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Torna finalmente a parlare Antonino Pulvirenti, dopo due anni di assenza davanti alla telecamere. Si mostra sorridente, abbastanza rilassato e ben preparato ad una conferenza già ampiamente annunciata da Lo Monaco da diversi mesi.

Dopo una prima introduzione del direttore, infatti, arriva il suo turno: “Se qualcuno mi avesse detto che mi sarei ritrovato qui con Lo Monaco a parlare di Catania, non gli avrei creduto. Avevo detto che avrei venduto il Catania e che avrei fatto di tutto per mantenerlo in vita, ma solamente una di queste promesse ho mantenuto. Il momento di parlare è giunto perché giovedì scorso è finalmente andato a buon fine il piano di ristrutturazione. Volevo affidare il mercato a Pablo Cosentino, da affiancare a Sergio Gasparin, che si sarebbe occupato solo della parte amministrativa. Lui non accettò ed a fine anno andò via. Questo è stato il più grande errore che io abbia fatto, ma ancora non so darmene una spiegazione. C’era il rischio che il Catania scomparisse, proprio a causa di quella scelta sbagliata. Cosentino sarebbe rimasto da amministratore delegato, se non fosse accaduto lo scandalo. Oggi chiedo scusa alle persone che ho offeso. Ho sempre avuto dei dubbi su come fossero andate le cose, ma con i miei avvocati sono sempre stato sicuro che si trattasse di una truffa. Comunque ne rispondo sicuramente da un punto di vista morale. Nessuno ha offerto un euro per il Catania, se fosse arrivata la persona giusta avremmo sicuramente concluso l’operazione di vendita. Abbiamo ristrutturato il debito con le banche, quello fiscale ed abbiamo pagato il concordato. Manca ancora un milione che dovrò versare di tasca mia. Se non c’è la capacità di gestire le risorse economiche che s’investono, non può bastare. Ho capito che la vecchia dirigenza non potesse continuare, così attraverso gli avvocati ho incontrato di nuovo Lo Monaco. Abbiamo parlato del passato cinque minuti, perché erano tutte questioni superate. Da lì è partita questa nuova storia. Grazie a lui oggi abbiamo la possibilità di guardare nuovamente al futuro. Un errore può capitare a tutti, il mio è stato veramente grosso. Ho difficoltà ad andare allo stadio perché ho fatto male alle persone. Se le mie condizioni giudiziarie me lo consentiranno, io spero di tornare ad essere il presidente in qualsiasi categoria. Avevo delle risorse all’estero, perciò ho portato gran parte dei soldi per permettere l’iscrizione del Catania. La mia volontà di vendere il Catania corrispondeva con quella di farlo restare in vita, quindi a prescindere dovevo lavorare per questo. La mia idea è che il Catania debba risalire la china per tornare in Serie A. Finaria adesso garantisce la ristrutturazione della fase passiva del gruppo ed il rilancio dell’attività in toto, comprendendo ovviamente il Calcio Catania.”

Poi Lo Monaco torna sull’argomento che riguarda la vendita della società, di dominio pubblico nel recente passato: “Vergara ha dimostrato sempre l’interesse, perché aveva scelto la Sicilia come base per le proprie attività. Evidentemente non se la sarà sentita di andare incontro alla spesa per Torre del Grifo, perché va sempre assieme al Calcio Catania.”

Riprende la parola il patron: “Per quanto riguarda il processo sportivo, io ed il Catania veniamo condannati con la pena più pesante. Arbotti, invece, viene giudicato dopo cinque mesi, venendo assolto all’articolo 2, che è quello che poi ha portato alla retrocessione il Catania, che è stato condannato a titolo di responsabilità oggettiva. Cosentino dava la prospettiva di legare il Catania al mondo dei grandi club, anche se poi in Italia questo discorso non è stato possibile farlo. Può essere che io mi sia illuso di entrare a far parte di un mondo che era troppo lontano dalla nostra realtà. Con Lo Monaco sentivamo l’esigenza di rincontrarci. Ce l’ho avuto vicino nel mio momento peggiore, quindi il suo ritorno non lo definirei freddo calcolo da imprenditore. Il Catania ha perso i diritti sul terreno sul quale sarebbe dovuto essere costruito il nuovo stadio. Non so quando tornerò allo stadio, perché devo sentirmi meglio con la mia coscienza. Il Catania oggi può vivere di luce propria, ma se dovesse arrivare qualcuno che in grado di comprarlo sicuramente potremmo affrontare il discorso. Credo che i meriti dei successi del Catania fossero più del direttore che miei, quindi mi dispiace che non sia stato lui ad entrare a far parte del murales.”

Il direttore torna a puntualizzare: “Bisogna pensare a tutto quello che deve essere, ma non a quello che è stato, anche perché in passato non ci sono state solo negatività. Con Pulvirenti abbiamo avuto sempre un legame forte, volto a costruire un’azienda seria. In quell’incontro mi ha detto di sentirsi in una centrifuga e che non era in grado di capire cosa stesse succedendo. Ma adesso il Catania è tornato e può essere ricreato quel modo di essere che è stato distrutto. Vedere quell’afflato generale che coinvolge tutti, mi ha ricordato che noi abbiamo il dovere di andare avanti.”

Ancora Pulvirenti: “Quasi tutti i giorni sono a contatto con la squadra e col direttore ci confrontiamo sempre. La prima partita che vedrò sarà sicuramente in casa, ma per adesso non me la sento proprio di tonare. Finirò di fare calcio lo stesso giorno in cui ammetterà il direttore, ribadisco questo pensiero. Il Catania ha le basi per il salto di categoria. Non mi contatta più nessuno, l’unica chiamata ricevuta è stata da Ghirardi. Ventrone è stato un errore clamoroso di Pablo, imposto a tutti gli allenatori giunti durante la Serie B. La Gea si occupava solo d’immagine, poi è chiaro che Cosentino avesse rapporti molto stretti con loro.”

Federico Fasone

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