MATRICOLA 11700, PER SEMPRE

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D’accordo, il Catania è sull’orlo del baratro. Sì, è una frase forte, ma è soprattutto una presa di coscienza. Inutile nascondersi dietro articoli che parlino solo di questioni prettamente calcistiche, i problemi del Catania vengono da lontano e – forse – anche per colpa della paura, non sono mai stati affrontati come si dovrebbero affrontare. Perché è vero che si possa discutere sul fatto che Pancaro sia stato una grande delusione di questa stagione da Purgatorio; ma è anche vero che ci si possa lamentare di un Catania prevedibile e senza gioco. Stavolta, però, parlare solo di campo non basta, perché tutti sanno che non sta lì la fonte dei problemi che attanagliano i rossazzurri. I problemi veri, per capirci!

Stare vicino alla squadra, ora più che mai. Giustissimo, per carità. Non si tratta però della soluzione più efficace e risolutiva. Bisogna unirsi a raccolta per capire quale sia la strada più giusta da intraprendere al fine di salvare le sorti del Catania. Ma bisogna farlo bene, con esperti nel campo (diametralmente opposti ai “Cosentino”, per capirci), raccogliendo dati necessari a redigere un’attenta disamina per poi trovare una soluzione. Il futuro è incerto, anzi persino oscuro. Fra qualche mese, infatti, i tifosi rossazzurri potrebbero vedere la loro amata matricola, la storica 11700, finire nell’oblio per sempre.

La relazione della Guardia di Finanza su Finaria parla chiaro: tutte le società di Antonino Pulvirenti si trovano in stato di decozione. Per chi disconoscesse il termine, con “decozione” si indica una società che si trovi in stato di dissesto o d’insolvenza, insomma sull’orlo del fallimento. Quindi, chiunque si stia interrogando sulla situazione economico-finanziaria del Catania, sicuramente fa molto bene (in attesa di presentazione del bilancio…). Ma in che data ha avuto inizio il tracollo degli etnei? Sicuramente da quando il clima era molto più sereno. Al termine della storica stagione 2012-2013, quella in cui il Catania conquistò l’ottava posizione nella massima serie, l’allora presidente Pulvirenti decise di cambiare modo di fare calcio. Fu rivoluzionato l’assetto societario e tale scelta, apparentemente giustificabile per una squadra che si accingeva a fare il “grande salto”, fu sicuramente dettata dal fatto che le vicende Wind Jet del tempo fossero strettamente collegabili a quelle del Calcio Catania.

La contingenza economica, infatti, incide negativamente. Gli errori gestionali, inoltre, non tardano ad arrivare. Tutti, infatti, sono a conoscenza degli imperdonabili errori di Pablo Cosentino, i quali, calcisticamente ma soprattutto economicamente parlando, risultano essere stati deleteri per il Catania. Tutte le inadempienze ed i risultati di “mala gestio” devono essere rattoppati dai dirigenti avvicendatisi in società dopo lo scandalo “I treni del gol”. Per non andare troppo lontano, il direttore generale Pippo Bonanno deve compiere una vera e propria impresa nell’estate 2015, quando si trova a dover ridimensionare un monte ingaggi esorbitante persino per una squadra di Serie A, dichiarando di averlo abbattuto per cifre pari a 17-18 milioni di euro e di dover salvaguardare lo stato patrimoniale del club. Il paracadute di 12,5 milioni ricevuto per la retrocessione in Serie B, infatti, non è riuscito a coprire totalmente un disastro economico causato da due annate scellerate.

La situazione in questo momento, però, è fin troppo stazionaria. Bisognerebbe provare a calarsi nella parte di un imprenditore-modello ed immaginarsi quale meccanismo possa essere scattato nella mente di quest’ultimo, dopo essere venuto a sapere che il proprietario del Catania sia stato accusato di bancarotta fraudolenta. Lo stesso che poi è stato sottoposto ad una misura cautelare, che, come si sa, non agevola affatto qualsiasi tipo di operazione. Perché diciamocelo chiaramente, i compratori ci sono, ma sicuramente tutta questa vicenda avrà fatto sì che la situazione, se già in fase di stallo prima, adesso sia addirittura in stato di attesa. D’altronde come si potrebbe biasimare un potenziale acquirente che, dal momento che Torre del Grifo non sia scindibile dal Calcio Catania s.p.a., debba versare una cifra di 30 milioni di euro nelle casse di un soggetto che, sino a prova contraria, sia indagato dalla Procura? L’epilogo più prevedibile, stando le cose in questa maniera, sarebbe quello che gli acquirenti aspettino il momento giusto per rilevare la società ad una cifra molto più conveniente. Fa male dirlo, ma anche il più appassionato di Calcio Catania si comporterebbe in questo modo.

La paura più grande, invece, è solo una: quella di dover accarezzare l’idea di acquisire dalla curatela fallimentare il titolo “Calcio Catania 1946″, perdendo però quella matricola tanto cara ai tifosi rossazzurri. Il pericolo di dover iniziare tutto da capo con un’altra società, purtroppo, aleggia sulla città e, a poco a poco, tutti cominciano ad accorgersene. Tante vicende, inoltre, non sono ancora chiare all’opinione pubblica ed inevitabilmente, prima o poi, dovranno esserlo.

La speranza, ovviamente, è quella di poter continuare una gloriosa storia iniziata nel lontano 24 settembre 1946, il giorno in cui nacque una realtà che avrebbe unito i cuori dei catanesi. Ribadiamo la necessità di stare vicino alla squadra in modo che possa mantenere la categoria: obiettivo minimo. Stavolta, però, la partita più importante non passa dal campo. L’esistenza del Catania dev’essere interesse di tutti, perché non importa dove e contro chi sia, importa solo che ci sia. Ancora e per sempre, matricola 11700!

Federico Fasone

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