FINE DELL’AGONIA

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È desolante l’ambiente al “Massimino”. Già nei primi quarantacinque minuti il Catania è sotto di due gol contro il Cosenza. I fischi dei pochi presenti sugli spalti sono assordanti e questo è tutto dire. Al 4′ Di Grazia illude sul fatto che la sua squadra sia in campo: il suo tiro a giro si perde sul fondo. Ma non è così, perché subito dopo gli ospiti incalzano. Al 13′, infatti, Letizia impegna già Pisseri: cogliendo una sponda di testa di Baclet, il suo sinistro viene respinto lateralmente dal numero 12 rossazzurro. Ma un minuto più tardi, lo stesso Pisseri non può nulla sul tap-in vincente del numero 9 calabrese, tutto solo per calciare a rete, perché Parisi lo lascia completamente indisturbato. Il Cosenza sovrasta i padroni di casa per intensità, fisicità e condizione atletica. Sembra quasi di assistere ad un torello dei calabresi ai danni degli etnei. Agli sgoccioli della prima frazione di gioco, i tempi sono maturi per lo 0-2. Ha del clamoroso l’errore di Parisi, che non coglie un passaggio in orizzontale di Marchese e si limita ad aspettare il pallone. Così facendo, permette il contropiede di Statella, che recupera lo svantaggio di metri nei confronti del terzino destro rossazzurro e s’invola verso la porta avversaria. Destro sul secondo palo e pubblico che inveisce pesantemente contro i colpevoli di una disastrosa partita. Il Catania dimentica persino i fondamentali.

Nel secondo tempo non succede niente. Gli ospiti amministrano il vantaggio, mentre i siciliani sono sterili ed impotenti in ogni zona del campo. Si vedono solo alcune giocate individuali di Di Grazia e Russotto, del tutto infruttuose peraltro: quando il resto della squadra non aiuta, non ci si può aspettare altro.

Ma il problema del Catania è proprio questo: si tratta di una “non squadra“. Rossazzurri pressoché inesistenti, vittime di un’implosione che li ha fatti cedere mentalmente e fisicamente. Emblematico a tal proposito l’episodio che accade a Gil, quando nel secondo tempo si stira e decide di continuare a giocare praticamente senza una gamba, rifiutandosi di uscire dal rettangolo di gioco al richiamo del suo allenatore.

La situazione è ormai scivolata di mano da troppo tempo. Insensato parlare ancora di play-off, anzi meglio guardarsi alle spalle perché le sabbie mobili ci mettono un attimo per inghiottire chi non ha più la forza di combattere né di reagire. Un “Massimino” in totale contestazione, che si rifiuta di credere ad un disgustoso spettacolo come quello visto oggi sul prato verde, è prova schiacciante di un malcontento generale, che ha allontanato persino lo zoccolo duro della tifoseria dai propri amati colori.

La fine dell’agonia, almeno si spera. Ennesima stagione fallimentare per un Catania che non sa più giocare a calcio, così come viene inteso dagli esperti. Le parole sono finite e gli alibi sono esauriti. I risultati hanno parlato chiaramente. I fatti dimostrano palesemente che la deriva sia ormai inoltrata. E non c’è cosa più amara per passarsi una “mala Pasqua“.

Federico Fasone

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