CATANIA, LO MONACO CHIEDE AIUTO A TUTTE LE COMPONENTI

PLM 1

Momento difficile, complicatissimo, quello vissuto in questo periodo dal Catania. Per la formazione di Pulvirenti tre sconfitte consecutive, morale sotto i tacchi e nessuno spiraglio di luce all’orizzonte. L’amministratore delegato etneo, Pietro Lo Monaco, ha provato a fare il punto della situazione in casa rossazzurra nella conferenza stampa tenutasi questo pomeriggio a Torre Del Grifo, analizzando i contorni e i motivi di una crisi che pare non avere fine. Queste le sue parole: “Appena tre partite fa eravamo sesti, adesso siamo dodicesimi. Chiaramente questo descrive un momento negativo del Catania, come ce l’hanno avuto tante altre squadre (Matera, Foggia, Juve Stabia,…). Parlo esclusivamente da un punto di vista tecnico, ho sempre detto e chiarito che il nostro obiettivo sono i play-off. Le difficoltà nascono perchè evidentemente ci sono state delle cose che non sono andate bene. Una società decide di cambiare allenatore perchè pensa che questo possa migliorare determinate situazioni, ma quando dopo tre settimane il nuovo mister decide di andarsene adducendo svariate motivazioni… Noi stiamo combattendo con grande fatica, la nostra squadra forse ha accusato un po’ di paura. Guardo, però, l’ambiente che ci circonda, un ambiente nato dall’aver mangiato merda per 4 anni: tutti sono diventati come dei giudici, pare sia aspetti un periodo di negatività per sparare sentenze addosso. Tutti devono rendersi conto che oggi il Catania è in Lega Pro, non siamo più in Serie A. Dobbiamo ragionare da formazione di questa categoria, ci sono club che tentano da secoli di salire in Serie B e non ci riescono. Quest’anno, data la penalizzazione e la rivoluzione della rosa, se venissero raggiunti gli spareggi sarebbe già un grande risultato: i play-off, poi, sono una vera e propria roulette russa, può davvero vincere chiunque. Nemmeno il Parma, che ha speso 10 milioni di euro, può pensare di essere già promossa. Sentire dopo la gara di Pagani che i play-off sono compromessi, che il campionato è finito mi fa pensare ad una cosa: siamo a un punto dal decimo posto, ad appena quattro dal settimo posto. Anzi, data la qualificazione del Matera in finale di Coppa Italia, passerà anche l’undicesima classificata. Ma questi sono discorsi tecnici. L’ambiente che si è creato è un ambiente distruttivo: tutti danno la colpa ad una sola persona, ma ci si dimentica che la colpa non è soltanto di uno, ma di tutti. Oggi bisogna ricordare che il Catania sta lottando una battaglia tremenda: 8 mesi fa questa società era praticamente fallita. Il Catania 1946 deve rimanere vivo, alla faccia dei gufi, di chi auspica le cose più nefaste. Bisogna unirsi tutti insieme affinchè il Catania possa ritornare una società affidabile e rilanciarsi sotto il piano tecnico. La nostra squadra è andata in crisi, in panico dopo la sconfitta contro l’Akragas. La nostra formazione ha avuto una crisi d’identità, abbiamo perso anche la solidità difensiva che faceva di noi la miglior retroguardia del torneo. I motivi? Il cambio di allenatore può aver influito, magari anche il mancato adattamento di certi giocatori alla categoria. Tuttavia, il problema principale è il non riuscire a giocare da squadra: anche Cristiano Ronaldo farebbe fatica senza il supporto dei compagni. Domenica scorsa, a Pagani, abbiamo sbagliato 7-8 palle gol, non siamo riusciti a concretizzarle per via della paura. Non mi si venga a dire, però, che uno come Marchese gioca senza sentimento, senza attaccamento: può capitare che anche lui, che ha 200 presenze in A, possa sbagliare una partita. Anche a Lecce, contro la prima in classifica, non abbiamo giocato male: anzi, per larga parte del match 25 mila persone hanno fischiato i pugliesi mentre noi facevamo il torello. Poi tre nostri giocatori hanno regalato un’occasione al limite dell’area ed è arrivato il gol della sconfitta. Da qui alla fine del torneo, tuttavia, mancano ancora 8 giornate, possiamo ancora raggiungere l’obiettivo: per questo dico che è inutile continuare in questa caccia indiavolata ai presunti colpevoli. Oggi, ripeto, siamo in Lega Pro, stiamo facendo l’impossibile, affrontando guerre su tutti i fronti. La squadra deve riprendersi, ma questo clima non l’aiuta. Domenica arriva la capolista, una formazione devastante, con grande qualità. Giocherà contro una formazione impaurita, non è utopistico chiedere il supporto massimo di tutti. Bisogna stringerci tutti insieme, siamo vivi e vogliamo raggiungere un obiettivo che è lì davanti, nonostante tutte le disgrazie accadute. Più che criticare è il momento della costruzione, è il momento di stare vicini. Il nostro progetto non si esaurisce con questa stagione, andrà ancora avanti. Stiamo facendo due campionati: quello del campo e quello dei conti. Il primo ha come obiettivo gli spareggi promozione, il secondo il riabilitare la società e farla tornare competitiva. Quello che chiedo è soltanto di mettere da parte la negatività e compattarsi attorno alla squadra fino alla fine. A chi ci prova, dico soltanto che nessuno riuscirà a distruggere il Catania. E’ vero, oggi non stiamo bene: più che difficoltà tecniche, il Catania ha una difficoltà morale. I ragazzi sentono troppo il peso e non riescono a reggere le tensioni che si sono venute a creare. Ribadisco: chiedo ai tifosi di aiutarci, di venire allo stadio, di lottare insieme a questi ragazzi che da soli non ce la fanno. La condizione atletica? Nelle ultime due gare stiamo migliorando, ho visto i ragazzi più freschi. Il nostro è un problema puramente di carattere mentale. Contro il Foggia è un’occasione per ripartire: mi aspetto la partecipazione di tutti, che la gente stia vicina alla squadra. Se ho sentito De Zerbi? Non lo sento da due-tre settimane, ci sentiamo comunque sin da quando lui allenava il Foggia, come un padre calcistico con il proprio figlio. Non c’è un segreto per battere i rossoneri, dovremo mettere tutto in campo e giocare senza paura. Ci sarà la “Giornata Rossazzura”? Sì, è in programma per Catania-Siracusa. La Lazio interessata a me? No, non vado dietro a tutto quello che viene scritto o detto” .

Daniele D’Alessandro

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