CATANIA: IL GOL CHE TI MANCA E TRE ASPETTI DA NON SOTTOVALUTARE

paolucci

Il “problema gol” del Catania non può ridursi ad un’appassionata e speranzosa attesa che questo momento sfortunato termini, piuttosto va analizzato su più fronti. Non bisogna, infatti, dimenticare che nel calcio è necessaria anche una buona dose di “fattore C”, ma è chiaro che la preparazione atletica, mentale e tattica possono sopperire a tale mancanza.

Il primo aspetto, quello atletico, è chiaramente quello che più ha danneggiato i rossazzurri nell’ultima partita. Paolucci, pur essendo limpidamente l’attaccante più forte della categoria, non segna da un mese circa a causa di un’infelice condizione atletica che lo porta a tirare il fiato dopo 60 minuti circa. Stesso discorso per Calil, a cui è stato comunque negato un gol regolare, che deve cambiare ritmo per giocare più lontano dalla porta come lui stesso desidera.

L’aspetto mentale, invece, è strettamente legato al reparto di centrocampo, specie al capitano Biagianti. I 7 punti di penalizzazione che hanno relegato il Catania all’ultimo posto in classifica di certo non aiutano i nuovi arrivati ed i più giovani del gruppo ad emergere. Posto questo, è chiaro che una partita difficile persa al 93′, dopo aver collezionato due pali, un gol annullato e 90 minuti di grande dispendio fisico, è un ulteriore ostacolo motivazionale a cui l’Elefante avrebbe potuto fare a meno. Nonostante ciò, se quell’ultima palla, piuttosto che dover essere inseguita da uno stremato Tino Parisi, fosse stata controllata e giocata dai centrocampisti, probabilmente staremmo oggi parlando di un risultato diverso. Sta alla linea mediana, dunque, dettare i tempi di gioco della partita, soprattutto in casa e contro avversari più deboli sulla carta.

Infine l’aspetto tattico. Il meno discusso fin oggi, ma certamente determinante nella partita contro l’Akragas. È parso palese come al mister Rigoli poco importasse di perdere un punto nell’ottica di conquistarne 3, ma sbilanciandosi troppo ha pagato con la pena calcisticamente più grande: la sconfitta. Una squadra senza bilanciamento a centrocampo non può costruire azioni pericolose, nonostante tutti gli attaccanti a disposizione siano in campo, ed è soggetta alle ripartenze degli avversari. Contestabile inoltre il cambio di Di Grazia: l’esterno rossazzurro era stato il migliore in campo, avrebbe potuto dare ancora qualcosa alla causa.

Carlo Maria Castiglione

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