“CASO GRANILLO”: CONTINUA LA POLEMICA FRA REGGINA E CATANIA. E BIAGIANTI…

biagianti

Botta e risposta tra il patron della Reggina, Domenico Praticò, e l’amministratore delegato del Catania, Pietro Lo Monaco. I temi del dibattito sono le condizioni indecorose del campo, paragonate dall’A.D. rossazzurro ad un “campo di patate”, e molto più grave, del furto vergognoso subito dal capitano della società etnea, Marco Biagianti, all’interno dello spogliatoio,vicenda conclusasi con il ritrovamento del cellulare e dell’orologio, ma non della fede nuziale.

Il presidente calabrese, tuttavia, cerca di chiarire la “questione campo” con queste dichiarazioni: “Quanto al terreno di gioco, si sta lavorando per riportarlo ai migliori standard, che si raggiungeranno quando entreremo finalmente in possesso del Sant’Agata e smetteremo di allenarci allo stadio. Questa situazione penalizza anche noi. Il Comune, a cui compete la manutenzione del manto erboso, è impegnato in questa direzione, ma non ci sembra che il quadro catastrofico descritto da Lo Monaco risponda al vero. Il dirigente rosso azzurra – conclude Praticòdovrebbe essere più prudente nelle cose che dice”.

Praticò, inoltre, per quanto riguarda il furto avvenuto nello spogliatoio, replica: “Anche sul caso del furto, Lo Monaco è stato avventato considerando che non ha assistito a quanto accaduto, in quanto era andato via molto prima. Ci teniamo a precisare che non c’è stata nessuna finestra rotta e che il fatto ha riguardato solo un giocatore (il che è sempre grave) e non c’è stata quella razzia che qualcuno avrebbe voluto far credere. È un episodio che dispiace, che condanniamo, ma che ha visto il sodalizio amaranto attivarsi tempestivamente presso le forze di polizia per l’immediato recupero della refurtiva.”.

Pietro Lo Monaco, dopo qualche ora dalla comunicazione del proprietario della Reggina, risponde così sul fattore campo: “Caro Presidente, sottolineare le attuali condizioni pietose del terreno del “Granillo” non è certamente un’offesa alla città di Reggio Calabria e alla Reggina, da parte mia. Anche le tue dichiarazioni certificano i gravi problemi del rettangolo di gioco, che un tempo fu verde ed oggi non lo è del tutto. L’uso quotidiano del campo, anomalia che giustifichi con la mancata disponibilità del Sant’Agata, genera oggi l’evidente usura del manto (quasi) erboso del vostro stadio, come osservi correttamente. Invochi inoltre l’intervento del Comune, legittimamente, per migliorare la situazione. Come certamente sai, però, precise disposizioni della Lega Italiana Calcio Professionistico obbligano tutte le società a mantenere la piena praticabilità, ovviamente, e curare efficacemente la manutenzione.”

L’A.D ha avuto qualcosa da ridere anche sul ladrocinio, criticando la scarsa salvaguardia della società calabrese: “A proposito del furto avvenuto negli spogliatoi del Catania mi permetto, infine, di ricordarti che è dovere della società ospitante presidiare l’area riservata agli atleti, ai tecnici ed ai dirigenti, garantendo incolumità e rispetto di una zona che è “sacra” così come l’ospitalità; non basta dire che vi siete attivati: avevate, avete ed avrete il dovere di evitare simili fatti vergognosi. Sono sicuro, caro Presidente, che con il tuo impegno e la tua passione riuscirai a migliorare questa situazione e tante altre, riportando in alto la Reggina”.

Infine, il Calcio Catania rende note anche le parole del capitano, vittima del furto: “Ringrazio tutte le persone che si sono adoperate concretamente per assistermi e quelle che mi hanno mostrato solidarietà: compagni di squadra, dirigenti e collaboratori del Catania, i nostri straordinari tifosi che mi hanno inviato moltissimi messaggi e tutti gli sportivi contrariati dalla vicenda. Purtroppo, non è affatto vero che da parte mia ci sia “piena soddisfazione”. All’appello manca infatti un anello che per me è un importante simbolo di vita e, di conseguenza, dimenticare quanto accaduto sarà impossibile. Con un velo di amarezza, a prescindere dalle responsabilità che verranno appurate, trovo francamente incredibile che un atleta impegnato nello svolgimento di una gara professionistica sia costretto a fare i conti con simili sorprese. Uno spogliatoio non più inviolabile diviene un fattore di rischio, non soltanto per gli oggetti ma anche per le persone: è intollerabile.”

Simone Cannella

 

 

 

 

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