A CASA, SENZA NEMMENO OSARE

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Un’altra delusione. Il Catania torna a casa, senza alibi né giustificazioni. Una sola partita da disputare, un solo risultato disponibile: la vittoria. Invece no. I rossazzurri pareggiano a reti bianche, senza neanche provare a fare gol. Perché è solo coi gol che si possono vincere le partite. Evidentemente questo non è un termine che fa parte del vocabolario degli etnei, né adesso né tanto meno prima. Ma questo lo sapevamo già.

La cosa più assurda è il modo di affrontare una trasferta come quella di oggi, sicuramente quella più importante di tutta la stagione. L’atteggiamento messo in campo è, da sempre, inversamente proporzionale alle dichiarazioni antecedenti al match. Doveva essere un Catania arrembante, che si giocasse il tutto per tutto, con grinta, cuore e dignità. Niente di tutto ciò.

Ma alla fine dai, cosa ci si poteva aspettare da una squadra che non ha mai dimostrato di essere in grado di compiere il salto di qualità, figuriamoci di categoria. Come si può pensare di vincere senza nemmeno arrivare alla porta avversaria? Con un solo tiro? Un solo affondo? Un solo sussulto? La risposta è chiaramente negativa.

Inutile provare a dire che l’espulsione di Parisi, ingenua quanto poco rispettosa nei confronti del calibro d’importanza della partita di oggi, abbia pesato sul risultato finale. La Juve Stabia era davvero poca cosa e lo ha dimostrato anche oggi in campo, senza mai riuscire a far propria la partita, soprattutto nel momento più difficile degli ospiti. Peccato che, però, il Catania abbia fatto la partita che volessero i padroni di casa, limitandosi a contenere eventuali sortite offensive avversarie e senza mai attaccare.

L’equilibrio sta tutto lì. Devi guadagnare i metri che ti servono, giocare senza paura di prenderle e solo così, allora, puoi portare il risultato a casa. A questi play-off, in fin dei conti, nessuno ci credeva davvero, ma una volta essersi trovati lì, palesemente per merito di un regolamento molto permissivo ed allargato anche a squadre che, per quanto fatto vedere in campo, si sarebbero semplicemente salvate in campionato, bisognava almeno dare il tutto per tutto per non avere rimpianti. Però il Catania non era un gruppo ben amalgamato, non aveva grande forza nel proprio morale, ma soprattutto non aveva giocatori che dimostrassero di avere il carattere necessario a fare un campionato magari non di vertice, ma comunque convincente.

Il progetto tecnico, per il quarto anno consecutivo, non ha portato a grandi soddisfazioni. Si torna a casa col capo chino, consapevoli di non aver dato tutto ciò che fosse in proprio potere dare. Consapevoli di non avere avuto una guida tecnica consona al progetto stesso. Consapevoli che il Catania avesse un grande organico, ma mancasse di quel qualcosa che rendesse le ottime individualità un gruppo compatto ed affiatato, capace di imparare dai propri errori per poi vincere le partite che contano.

Come quella di oggi d’altronde: Juve Stabia- Catania 0-0. Le Vespe vanno avanti, mentre l’Elefante cade a terra, causando un tonfo assordante. Sfiniti dall’amarezza provata in queste ultime annate, adesso è meglio lasciare il campo per un po’. Bisognerà riflettere ed impostare sin da subito la prossima stagione. Ci vorrà un allenatore vincente, un gruppo formato da uomini prima ancora che di buoni calciatori, ma soprattutto ci vorrà tanta serenità attorno al Catania. Quella che, dopo un doppio capitombolo, ha reso la società etnea morente. Attraverso il suo ritorno, Pietro Lo Monaco ci ha messo una pezza, cercando di risolvere la miriade di debiti contratti in questi anni, senza che fossero mai sanati, ma dal punto di vista tecnico i risultati parlano chiaro e lo fanno negativamente.

Si torna a casa, dicevamo, nella maniera più amara possibile. Perché pareggiare 0-0 in trasferta, contro una squadra modesta e senza neanche avvicinarsi alla porta avversaria, sicuramente fa male dentro. L’unica speranza, adesso, è che la gestione del prossimo anno possa essere limpida, senza complicazioni e preoccupazioni come quelle che hanno attanagliato la stagione dei rossazzurri. La piazza è davvero stanca.

Federico Fasone

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