“200 VOLTE. FIRMATO MARCO”

È solo il 56′, risultato di 0-0 contro un Akragas in inferiorità numerica e restio dal farsi battere per la settima volta di fila. Dall’altra parte c’è un Catania non brillantissimo come nelle altre uscite, perciò, Lucarelli deve inventarsi qualcosa per sbloccare la partita. E così decide di inserire Mazzarani per Biagianti.

Marco esce dal campo, in silenzio come sempre, ma con gli occhi che sbuffano. Voleva dare di più, trascinando i suoi ad una vittoria troppo importante per il duello a distanza intrapreso contro il Lecce. Alla fine, fortunatamente, l’Elefantino vincerà per due reti a zero, ma non è questo il punto. O almeno non lo è in quest’articolo.

Ridate un’occhiata al titolo di questo pezzo e, solo allora, capirete. C’è scritto “200 volte” che sta per presenze. Sì, perché Marco Biagianti ha raggiunto un traguardo importante con la maglia rossazzurra. Forse non l’ha fatto nella maniera più spettacolare, o quanto meno siglando un gol. Sì, è vero, sarebbe stato fantastico per festeggiare la ricorrenza, ma, in fin dei conti, non sarebbe stato nello stile di Marco. Già, perché lui in realtà è un centrocampista, gioca sulla mediana ed il suo mestiere è togliere i palloni per far risalire la squadra verso l’area di rigore. Lui gioca d’anticipo, aiuta i propri compagni con esperienza ed astuzia, sposta gli avversari senza fare fallo e, quando passano, se non può fare altrimenti, allora li atterra. Perché per Marco viene prima il Catania e poi sé stesso. Da sempre.

Ce lo ricordiamo il suo sguardo. Lo stesso dell’ultima partita, lo stesso della prima volta. Quella danza della morte al “Dall’Ara”, fra i titolari c’era lui. Nessuno lo conosceva, appena due minuti giocati in Serie A, perché lui veniva dalla C2, giunto dalla Pro Vasto. Insomma, Marco aveva il Catania nel destino e poteva anche scrivere la storia. Quel sinistro, però, è finito alto sulla traversa. Le telecamere di nuovo sui suoi occhi: c’è emozione, ma mai insicurezza. Ma non c’è nemmeno da sorprendersi: non è quello il suo mestiere.

L’anno dopo è già titolare. Un campionato disputato ad altissimi livelli, culminato con la salvezza all’ultima giornata dei rossazzurri. Da lì Marco impara tanto da un altro mostro sacro in terra etnea. Davide Baiocco, infatti, gli insegna a dare tutto per la maglia che indossa, a difendere i colori che rappresenta, a trascinare i suoi compagni nei momenti di difficoltà e persino a gridare in faccia all’arbitro nel caso in cui dovesse servire per far valere i propri diritti.

Scorre il tempo e con esso anche gli anni. Quella fascia passa anche dal suo braccio, ma non per restarci, almeno per il momento. Marco diventa uno dei più bravi: c’è la convocazione in Nazionale per lui, ma soprattutto c’è quel saluto a tutto lo stadio, quando è ormai convinto che quella sarebbe stata la sua ultima presenza in rossazzurro. E invece no: la follia del mercato decide di farlo restare lì dov’è cresciuto come calciatore, ma anche come uomo. Marco adesso ha Catania nel sangue, città dove ha incontrato anche l’amore della sua vita, quella che gli entra nel cuore e glielo fa battere più forte che mai.

200 volte, dicevamo. Eppure potevano  essere molte di più. Ad un certo punto, qualcosa cambia e Marco non può sottrarsene. I lunghi infortuni, accompagnati ad altri problemi, fanno sì che le strade di Biagianti e del Catania debbano separarsi. E così è costretto a  salutare, direzione Livorno, probabilmente con tanta tristezza nel cuore. “Grazie per questo bellissimo viaggio lungo sette anni. In bocca al lupo di vero cuore, non smettete di credere nei vostri sogni. Un abbraccio grande, Marco” è il testo del biglietto affisso sull’armadietto per i compagni. Ed anche per il Catania

Già: non bisogna smettere mai di credere nei propri sogni. Marco lo sapeva bene quel giorno, nel dare l’addio al suo amato Catania. Lo sapeva benissimo anche quando, dopo circa tre anni, quell’addio si è trasformato improvvisamente in un arrivederci. Marco è tornato qui per ricostruire, sul campo, i sogni della gente di questa terra, sgretolati da uno scarabocchio di pura follia calcistica.

Adesso il suo unico obiettivo è quello di riportare il Catania in Serie A, lottando con tutte le sue energie contro chiunque si metterà in mezzo a fare da ostacolo. Il Lecce è avvisato, qualunque altra compagine pure. Il Capitano ha deciso di combattere fino alla morte. Con quel fuoco che ha negli occhi. Con quella rabbia che ha in corpo. Con il Catania che ha nel cuore.

Federico Fasone

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